
La Dea Angizia è una figura enigmatica e affascinante che affonda le sue radici nella storia e nella mitologia italica.
Connessa al popolo dei Marsi, una tribù italica stanziata nell’odierno Abruzzo, Angizia è una divinità associata alla magia, alla guarigione e al potere di dominare i serpenti. La sua figura si intreccia con la natura selvaggia, le tradizioni arcaiche e i misteri che ancora oggi permeano le terre abruzzesi.
In questo articolo, esploreremo la storia e l’archeologia della Dea, le sue connessioni con altre divinità, i suoi poteri magici e i legami con il territorio. Scopriremo come questa divinità possa rappresentare un ponte tra passato e presente, tra culto antico e spiritualità contemporanea.
Premessa
Sebbene la conoscessi da molto tempo, essendo nato e cresciuto in Abruzzo, cinque anni fa mi sono interessato in particolar modo a questa Dea, iniziando a “cultuarla” e stringendo un rapporto con lei tramite le mie pratiche spirituali.
Per questo ho deciso di scrivere un articolo su Angizia, sperando di contribuire alla diffusione della sua conoscenza e aiutare le persone a entrare in contatto con questa potente e benevola Dea, che mi ha aiutato in passato e che continua a farlo.
Origini Storiche e Archeologiche
Angizia (o Angitia) appartiene al pantheon delle divinità italiche, venerata principalmente dai Marsi, un’antica popolazione italica stanziata nell’Italia centrale, nell’attuale Abruzzo, intorno al Lago Fucino (oggi prosciugato). Erano noti per il loro spirito combattivo e per le loro abilità nel campo della medicina e della magia.
Il culto di Angizia, però, si estendeva oltre i confini marsi e abruzzesi, raggiungendo vaste aree dell’Italia centro-meridionale, con una possibile espansione anche verso il Nord.
Il Culto tra i Marsi e le altre popolazioni italiche
I Marsi consideravano Angizia (o Anctia, come era chiamata da loro a quei tempi) una protettrice della loro terra e delle loro pratiche magiche. Le fonti romane descrivono i Marsi come guerrieri, incantatori e guaritori, abilissimi nell’arte dell’erboristeria e della magia. Si racconta che essi fossero in grado di curare i morsi dei serpenti attraverso formule segrete, spesso attribuite alla Dea stessa.
In Abruzzo, presso il Lago Fucino, sorgevano santuari dedicati ad Angizia. Questi luoghi sacri erano circondati da boschi e grotte, come il bosco sacro ad Angizia (chiamato Lucus Angitiae, situato nelle vicinanze dell’odierna Luco dei Marsi). Gli scavi nell’area archeologica di Lucus Angitiae hanno riportato alla luce statuette votive, iscrizioni osche e latine, sculture a bassorilievo e monete che testimoniano l’importanza del culto della Dea. Sempre in quest’area sono presenti i resti di due templi (uno di epoca italica e l’altro di epoca romana) e, dopo diversi lavori di messa in sicurezza, il santuario è oggi visitabile.
Di Marica Massaro – Opera propria, CC BY-SA 4.0, Collegamento
Di Marica Massaro – Opera propria, CC BY-SA 4.0, Collegamento
Angizia era venerata anche da altre popolazioni italiche con nomi diversi. Ad esempio, i Peligni la chiamavano Anaceta o Anceta, i Sanniti Anagtia, mentre i popoli di Aesernia la identificavano come Diiviia. Sembra che Angizia corrispondesse alla Bona Dea romana.
Altri nomi attribuiti alla Dea erano Anguitia e Anguitina, e, sebbene esistano diverse ipotesi sull’origine del suo nome, si tende a ricondurlo alla stessa radice di anguis (serpente).
A me suscita collegamenti anche con le Anguane, figure mitologiche del Nord Italia simili alle ondine, spesso legate all’acqua e rappresentate con tratti serpentini.
Un’altra associazione è con la divinità iranica Anahita (o Anchita, Anāhīd), Dea dei fiumi, delle acque limpide e della fertilità.
Quando il culto di Anahita giunse in Grecia, fu identificata con Artemide e Afrodite.
È interessante notare il legame tra Anahita e Artemide, poiché quest’ultima, oltre a essere la Dea degli animali selvatici e della foresta, era associata alla Luna e identificata successivamente con Selene, Diana ed Ecate. Inoltre, i templi di Artemide sorgevano spesso nei pressi di fiumi e laghi.
Angizia e Ecate: Un Legame di Magia e Stregoneria nelle Fonti Antiche
Angizia come Figlia di Ecate: Le Testimonianze delle Fonti Antiche
L’associazione tra Angizia ed Ecate, la Dea greca della magia e degli incroci, non è frutto di speculazioni moderne, ma trova solide basi nelle fonti dell’antichità. Un legame tra queste due figure passa attraverso la figura di Medea, la celebre maga della tradizione mitologica greca, che alcuni autori identificano con la stessa Angizia.
Secondo Servio, nel suo commento all’Eneide di Virgilio (ad Aen. VII, 750), Angizia non sarebbe altro che Medea stessa, fuggita dalla Grecia e stabilitasi in Italia presso i Marsi, assumendo il nome di Angizia. Il commentatore riferisce che Medea, dopo aver lasciato Atene su un carro trainato da serpenti alati, si sarebbe rifugiata nelle terre italiche, trasmettendo ai Marsi il suo sapere sulla magia e sulle erbe curative e velenose.
Questo legame si rafforza considerando la genealogia di Medea. Secondo alcune fonti, Medea era figlia di Ecate, mentre in altre versioni era figlia di Eete, e quindi nipote della maga Circe, una sacerdotessa e incarnazione stessa del potere della Dea della notte e delle arti magiche.
L’associazione tra Medea ed Ecate è ampiamente attestata nei testi antichi. Euripide, nel Medea (vv. 395-396), la descrive come una sacerdotessa di Ecate, profondamente legata ai riti notturni, alla magia e all’uso delle erbe. Anche Apollonio Rodio, nelle Argonautiche (III, 121–124), evidenzia la sua connessione con la Dea, descrivendola mentre invoca il suo aiuto per compiere sortilegi e incantesimi.
Medea, come Ecate, è una figura ambivalente: guaritrice e strega, protettrice e distruttrice, una detentrice di un sapere antico che può essere usato tanto per curare quanto per avvelenare.
Alcune tradizioni, tra cui quelle riportate da Diodoro Siculo (Bibliotheca historica, IV, 45), Igino (Fabulae, 25) e Pausania (Descrizione della Grecia, II, 3, 6), suggeriscono che Medea fosse direttamente figlia di Ecate. Questa interpretazione rafforza l’idea che Angizia, se identificata con Medea, possa essere considerata una delle figlie di Ecate, al pari di Circe.
Angizia, Medea e la Magia dei Serpenti
L’identificazione di Angizia con Medea spiega il forte legame tra la Dea e i serpenti. Secondo la tradizione, Medea era strettamente legata a questi animali simbolici della conoscenza occulta e della trasformazione. Il suo carro trainato da serpenti alati è uno dei tratti distintivi della sua iconografia.
Questa connessione si riflette anche nel culto di Angizia, la Dea dei serpenti, che, come abbiamo già visto, la tradizione marsa descrive come una maga capace di controllarli e guarire dai loro veleni. I Marsi stessi erano infatti celebri per la loro capacità di incantare e domare i serpenti, un’arte che, secondo le fonti latine, derivava proprio dagli insegnamenti della loro Dea.
Una tradizione che riecheggia ancora oggi nella festa dei Serpari, di cui parleremo in un paragrafo più avanti.
Le Pozioni, le Erbe e il Potere di Angizia/Medea
Un altro tratto distintivo che unisce Angizia e Medea è l’uso delle pozioni e delle erbe magiche. Medea è celebre per le sue conoscenze in campo erboristico e farmacologico: nelle Metamorfosi di Ovidio (VII, 262-268), la vediamo raccogliere erbe sotto la luce della luna per compiere incantesimi di trasformazione e resurrezione.
Questa stessa abilità è attribuita ad Angizia dai Marsi, che erano noti nel mondo antico per la loro sapienza medica e magica. Le iscrizioni rinvenute nei luoghi di culto dedicati alla Dea testimoniano il suo ruolo di guaritrice e protettrice, in grado di neutralizzare i veleni e di manipolare le forze della natura a beneficio dei suoi seguaci.
Le fonti antiche, da Servio a Ovidio, da Euripide ad Apollonio Rodio, confermano che il legame tra Angizia, Medea ed Ecate non è una costruzione moderna, ma un intreccio di tradizioni che affonda le radici nei miti italici e greci. L’identificazione di Angizia con Medea, tramandata da Servio e presente nella tradizione marsa, non fa che rafforzare l’idea che Angizia possa essere considerata una figlia di Ecate, un’eco della grande maga che attraversò il mondo antico lasciando il suo segno nella magia, nelle erbe e nel potere dei serpenti.
Secondo altre fonti, Angizia è annoverata tra le figlie di Ecate, insieme a Circe e Medea, e non come sostituta di Medea.
Diodoro Siculo, nella sua Biblioteca Storica (IV, 45), riferisce che Ecate, dopo aver ucciso suo padre Perse, si unì al fratello Eeta, generando Medea ed Egialeo. Questa narrazione suggerisce una stretta parentela tra Ecate e le sue discendenti, tutte accomunate da poteri magici e conoscenze esoteriche.
Inoltre, l’annalista Gneo Gellio, come riportato da Solino (II, 28), identifica Angizia come una delle figlie di Eeta, insieme a Circe e Medea, consolidando il legame tra queste figure femminili e la dea della magia.
Per una trattazione più approfondita sulla dea Ecate, leggi l’articolo che ho pubblicato su questo blog qualche tempo fa Ecate: Dea degli Incroci e della Magia.
Poteri Magici e Simbologia
La Magia dei Serpenti
Angizia è principalmente ricordata per il suo dominio sui serpenti. Questi animali, spesso temuti e riveriti, sono simboli di rigenerazione, conoscenza occulta e potere vitale. Nella mitologia italica, il serpente non è solo un nemico da sconfiggere, ma anche una forza da controllare e da canalizzare.
Le leggende raccontano che Angizia, spesso definita la Dea Serpente, poteva affascinare i serpenti con il solo sguardo o attraverso formule magiche. Questa abilità si rifletteva nei Marsi, i quali si dicevano capaci di neutralizzare il veleno dei rettili e di usarli nelle loro pratiche curative e rituali.
Virgilio e Servio ci parlano di queste sue capacità, come accennato qui sopra.
Il Ruolo di Guaritrice
Angizia era invocata per guarire malattie, proteggere dalle epidemie e neutralizzare veleni. Le erbe sacre a lei associate includevano piante medicinali e tossiche, a dimostrazione della sua padronanza sia della vita che della morte.
Una delle fonti che attestano questa conoscenza è Silio Italico, che attribuisce alla dea Angizia la conoscenza delle erbe tossiche e dei rimedi contro i veleni.
Legami con il Territorio dell’Abruzzo
L’Abruzzo è una regione che conserva ancora oggi un’aura di mistero, con le sue montagne imponenti, i boschi fitti e i borghi che sembrano sospesi nel tempo. Il legame tra Angizia e questa terra è profondissimo.
Il Lago Fucino e i Santuari
Come già accennato, il Lago Fucino era un luogo centrale per il culto di Angizia. Le sue rive erano popolate da comunità che vivevano in simbiosi con la natura, venerando la dea come madre e protettrice. Anche dopo il prosciugamento del lago, il ricordo di Angizia è rimasto radicato nella memoria collettiva.
Personalmente, questo mi fa pensare al Lago di Nemi, dove il culto di Diana Nemorensis si svolgeva in un bosco sacro nei pressi dello specchio d’acqua.
Le Tradizioni Popolari
In Abruzzo, molte tradizioni popolari sembrano riecheggiare il culto di Angizia. Le pratiche di guarigione con erbe e formule segrete, ancora vive in alcune zone rurali, potrebbero essere un’eredità delle antiche sacerdotesse della dea. La figura della “strega” abruzzese, spesso una guaritrice o una levatrice, richiama il potere femminile che Angizia incarna.
Numerose sono anche le leggende su Ovidio e sui suoi presunti poteri magici, che avrebbe acquisito studiando con donne guaritrici e incantatrici della Valle Peligna. Si dice che egli stesso abbia elogiato le loro doti in uno dei suoi scritti, sebbene non sia ancora riuscito a trovare la fonte esatta (che aggiungerò prontamente appena la ritroverò).
Alcuni raccontano persino di un episodio in cui Ovidio si sarebbe recato nel Lucus Angitiae per studiare queste arti magiche, sebbene anche in questo caso non sia ancora riuscito a trovare una fonte storiografica precisa.
La Festa dei Serpari di Cocullo: Un Retaggio del Culto di Angizia
Ovviamente, non sarebbe un vero articolo su Angizia senza citare l’odierna Festa dei Serpari di Cocullo, in provincia dell’Aquila.
Uno degli eventi più suggestivi dell’Abruzzo, la Festa dei Serpari di Cocullo rappresenta una sopravvivenza delle antiche pratiche religiose legate al culto di Angizia. Questa celebrazione, che si svolge ogni prima domenica di maggio, è dedicata a San Domenico Abate, ma conserva evidenti tracce di rituali precristiani connessi alla dea dei Marsi, nota per il suo dominio sui serpenti e per il suo ruolo di guaritrice.
Durante la festa, i serpari, eredi di un’antica tradizione locale, raccolgono serpenti non velenosi nelle campagne circostanti e li depongono sulla statua del santo, che viene poi portata in processione per le vie del paese. Questo rito, oggi interpretato come un segno di protezione e buon auspicio, ricalca antichi culti in cui il serpente era simbolo di guarigione e rigenerazione. Inoltre, potrebbe essere legato al potere apotropaico di questi animali, utilizzati per scacciare il pericolo rappresentato dai serpenti velenosi, data la convivenza della popolazione con un ambiente naturale ricco di questi rettili.
Secondo la tradizione, come abbiamo visto finora, il controllo sui serpenti era una delle prerogative della dea Angizia, Dea dei Serpenti, che insegnò ai Marsi l’arte di neutralizzare il veleno e di utilizzare le erbe per scopi terapeutici e rituali. Il legame tra la dea e la festa di Cocullo è quindi evidente: la figura di San Domenico sembra aver assorbito caratteristiche proprie del culto italico preesistente, in un classico esempio di sincretismo religioso.
Oggi, la Festa dei Serpari continua ad attrarre visitatori e studiosi interessati a questa straordinaria fusione tra mito, tradizione e spiritualità popolare, mantenendo vivo il ricordo di un’antica sapienza che affonda le sue radici nel culto di Angizia e nelle pratiche magico-rituali dell’Abruzzo antico.
Apparizioni della Dea nei luoghi naturali
Personalmente, ritengo che alcune apparizioni di Madonne in ambienti naturali – come, ad esempio, quella di Pietraquaria, protettrice di Avezzano, a pochi chilometri da Luco dei Marsi – possano in realtà essere manifestazioni della dea Angizia, che ancora risiede in questi luoghi. Tuttavia, a causa della preponderanza della cultura cristiana, queste apparizioni vengono reinterpretate come manifestazioni mariane.
Questo è un argomento che mi interessa particolarmente e che mi piacerebbe approfondire in futuro, ma non volevo concludere questo articolo senza menzionare questa possibile associazione.
Angizia nella Spiritualità Contemporanea
Oggi, la figura di Angizia sta tornando in auge grazie al crescente interesse per le spiritualità pagane e neopagane. Molti praticanti vedono in lei una fonte di ispirazione per il lavoro magico e spirituale.
Angizia può essere vista come un archetipo della guaritrice e della maga, un modello per chi desidera riscoprire il potere delle tradizioni antiche e delle connessioni con la natura. La sua figura invita a esplorare i misteri del mondo naturale e a trovare l’equilibrio tra ombra e luce (tramite le sue associazioni con Ecate).
Invocare il suo aiuto nei momenti di difficoltà legati alla salute è uno dei modi per approcciarsi alla sua figura di guaritrice.
Un simbolo particolarmente efficace per il lavoro con Angizia è quello del serpente. Si può trarre ispirazione da altre divinità simili e utilizzare nelle invocazioni i molteplici nomi attribuiti alla dea (Angizia, Anaceta, Anctia, Anahita, ecc.). E in seguito lasciarsi guidare dalle intuizioni ricavate da questi lavori per creare una versione specifica dei rituali per Angizia.
Chi lavora con erbe, resine e prodotti naturali può invocare l’aiuto di Angizia per ottenere una maggiore conoscenza degli ingredienti o per essere guidato nella preparazione di prodotti magici, come oli e incensi.
Visualizzazioni basate su ambienti naturali – come radure nella foresta, laghi o corsi d’acqua – insieme alla visualizzazione di serpenti, possono favorire il contatto con Angizia durante meditazioni, pathworking e rituali.
Io sono solito invocarla quando passeggio o medito in mezzo alla natura, soprattutto tra le montagne e le foreste dell’Abruzzo. Tuttavia, lo facevo anche quando abitavo in altre parti d’Italia: non credo che questa dea sia “ristretta” al solo Centro-Sud, anzi!
A tal proposito, ti suggerisco di vedere un’ottimo video su di Angizia, in cui l’autore parla molto in profondità di questa Dea, citando anche dei collegamenti che lui stesso ha trovato con Milano e il Nord:
Conclusioni
La dea Angizia rappresenta un legame prezioso con il passato, un faro che illumina le tradizioni magiche e spirituali dell’Abruzzo e delle antiche popolazioni italiche. Il suo culto ci invita a riscoprire il potere della natura e il valore della conoscenza esoterica legata alle piante e ai prodotti magici naturali.
Che si tratti di un interesse storico, di una pratica spirituale o di una semplice curiosità, Angizia continua a vivere nelle storie, nei rituali e nei luoghi che portano il suo nome. La sua figura ci ricorda che il mistero e la magia sono parte integrante della nostra esistenza, un filo che ci collega al sacro e al divino.
Entrata a far parte dell’immaginario moderno, oggi è possibile trovarne rappresentazioni anche sui social, attraverso opere artistiche contemporanee come dipinti e tatuaggi.
Se senti il suo richiamo o se questa dea ti incuriosisce, ti consiglio di provare a invocarla e a lavorare con lei. Angizia è una divinità benevola, dalla quale è possibile imparare molto.
Articolo molto interessante e accurato. Essendo la mia divinità tutelare, ho scritto e parlato a lungo di Angizia sia sul mio blog sia su youtube. È bello vedere che altri studiano e hanno a che fare con questa figura.